Come pecore in mezzo ai lupi

L'esordio di Lyda Patitucci è un buon noir che lascia l'amaro in bocca.

di EMILIANO BAGLIO 05/08/2023 ARTE E SPETTACOLO
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Apparentemente Come pecore in mezzo ai lupi è un thriller/noir e da questo punto di vista funziona anche bene.

La regista Lyda Patitucci, al suo esordio, riesce a calibrare bene la tensione mantenendola alta durante tutta la durata della vicenda, costruisce solide sequenze di azione e soprattutto tiene fede ai principi del genere, primo tra tutti la costruzione di personaggi che corrono inesorabilmente incontro alla propria definitiva sconfitta.

D’altronde gli elementi tipici del noir ci sono tutti; c’è Vera (Isabella Ragonese) che nasconde un segreto ed un gruppo di criminali slavi pronti a tutto e privi di pietà che però pregano e conoscono a memoria le Sacre Scritture.

C’è l’ex galeotto Gaetano (Gennaro di Colandrea) che ha il destino scritto in faccia e c’è chi come Bruno (Andrea Arcangeli) sogna un futuro diverso per la propria figlia Marta (Carolina Michelangeli).

C’è chi fa il doppio gioco, ci sono legami più profondi che legano alcuni personaggi e che vanno tenuti segreti.

Forse, questo è il limite principale dell’opera, c’è troppa carne al fuoco.

Dipende allora tutto dal punto di vista che si adotta.

Come pecore in mezzo ai lupi può essere letto come un nuovo tassello della politica produttiva portata avanti da qualche anno dalla Grøenlandia Srl di Matteo Rovere e Sydney Sibilia tesa a rivitalizzare il cinema di genere in Italia.

Oppure il nucleo fondante del film, piuttosto che nell’intreccio poliziesco, può essere individuato altrove.

Due sono in tal senso le suggestioni principali.

La prima è quella che vede la religione al centro di molte sequenze.

Non solo quella incarnata dal predicatore interpretato da Tommaso Ragno e che ha sicuramente rovinato la vita di due dei personaggi principali (non diremo ovviamente quali), ma anche quella fede, continuamente esibita dagli slavi già narrata da opere quali Educazione siberiana (libro e film) o La promessa dell’assassino.

Tuttavia a noi sembra che Come pecore in mezzo ai lupi sia soprattutto un film sui rapporti familiari.

Innanzitutto quelli tra una sorella ed un fratello che si ritrovano segnati dalla vita e dal passato ma soprattutto a noi pare che il centro vitale di tutta la vicenda sia il rapporto tra Bruno e Marta.

Alla fine il lungometraggio è la storia di un padre che disperatamente sogna un futuro diverso per la propria bambina.

Forse è proprio Marta il vero protagonista del film, apparentemente condannata ad una vita miserabile tra una madre alla deriva tra alcool e droghe ed un padre criminale per il quale non può esserci nessuna possibilità

Come pecore in mezzo ai lupi è il disperato tentativo di Bruno e Marta di fuggire da un futuro già scritto.

Ovviamente come provvede a chiarire già il titolo e la citazione biblica, come in ogni noir che si rispetti, in fondo al tunnel non può esserci nessuna luce o quasi.

Perché alla fine una flebile speranza c’è.

Come pecore in mezzo ai lupi è un film pieno di difetti, si perde in mille suggestioni che spesso non sviluppa come dovrebbe e a volte persino la sceneggiatura mostra le falle.

Però funziona maledettamente bene, lascia l’amaro in bocca e non ha nulla da invidiare ad analoghi prodotti stranieri.

EMILIANO BAGLIO


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